Vittorio Feltri - Editore "Il Giornale"

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A briglie sciolte verso le sconfinate praterie del “Libero” pensiero, lontano dalle anguste scuderie del politicamente corretto. Sulla testata del suo quotidiano, si nota – e non è un caso – il mitico cavallo alato Pegaso, simbolo assoluto di libertà. Ogni giorno una pagina del suo giornale è dedicata al mondo degli sport a cavallo, che da sempre sono per lui molto più che una semplice passione. La sua carriera è stata sempre una lunga galoppata verso l'Olimpo dell'informazione italiana, culminata nel 2006 con la conquista dell'Ambrogino d'Oro e il successo editoriale di “Libero”, quotidiano da lui fondato e diretto da quasi dieci anni.

Vittorio Feltri - giornalista e scrittore bergamasco già inviato speciale del “Corriere della Sera” e direttore de “Il Giornale” – è un affabile sessantaseienne che dice e scrive sempre quello che pensa, che possiede un cavallo da corsa che gareggia per beneficenza, che non sa cosa sia una vacanza e che nonostante questo ha tanti ricordi lavorativi legati al Lago Maggiore. 

Lo abbiamo incontrato nel pomeriggio di Giovedi 19 Marzo – tra le mura della sua sobria stanzetta da direttore stracolma di libri, all'interno della redazione milanese di “Libero” - per un'intervista esclusiva capace di valorizzare i volti sconosciuti di un Feltri intimamente riflessivo, ma anche divertente e auto ironico, legato in maniera orgogliosa ai tanti ricordi di una vita e di una carriera giornalistica che trovano un unico filo conduttore nel suo sincero amore per i cavalli.

 

Allora direttore, i lettori di Lake sono curiosi di conoscere come  è nata la sua passione per l'universo dei cavalli. Si ricorda quando è stata la “prima volta”?

Sicuramente si!Posso dire che non è stata una “trasfusione” genetica, perché la mia famiglia non possedeva cavalli, e non ricordo che qualche mio parente avesse una passione sconsiderata come la mia nei confronti di questi animali. Tutto è cominciato negli anni cinquanta, quando da bambino ho visto il mio primo film Western al cinema dell'oratorio. Al contrario dei miei coetanei non impazzivo per quel genere cinematografico che tanto successo riscosse in quel periodo. Io andavo al cinema soltanto per ammirare la maestosità dei cavalli protagonisti dei films, e tutto il resto passava in secondo piano. Sognavo di vederne uno dal vivo un giorno o l'altro.

 

E il fatidico incontro quando e come è avvenuto?  

Fortunatamente molto presto, perché mio zio – nonostante abitasse a Bergamo – era proprietario di una tenuta agricola in provincia di Campobasso, dove la mia famiglia trascorreva spesso le vacanze estive. Alla vigilia del boom economico, di automobili se ne vedevano davvero poche e l'unico mezzo di locomozione in campagna era il cavallo. Mio zio ne possedeva due e spesso di nascosto li “prendevo in prestito” e girovagavo per le campagne molisane. E' stato proprio in quel periodo che ho imparato a cavalcare “a pelo”, da perfetto autodidatta. Ricordo ancora il senso di libertà e di onnipotenza che provavo dall'alto di quel cavallo e il desiderio di possederne uno tutto mio.

Un desiderio che si avvererà poco più di dieci anni dopo...

Lavoravo a “La Notte”, di lì a poco sarei stato assunto dal “Corriere della sera”. Un bancario guadagnava in media 100.000 lire, io ho acquistato il mio primo cavallo per 800.000 lire. Aveva quattro anni, si chiamava Miguel, e ricordo che nella cascina in provincia di Bergamo che avevo appositamente comprato per lui, poteva uscire quando voleva dal suo box e giocare nel prato con i bambini.

A tal proposito, ha scritto anche un libro sul cavallo Miguel!

Si. Qualche anno fa con la casa editrice “Incisione Arte” ho scritto una specie di racconto fantastico corredato da disegni e incisioni di Massimo Zuppelli, “Il cavallo della mia vita si chiamava Miguel”, nel quale ho cercato di descrivere le sensazioni che provavo nel possedere e nel cavalcare un cavallo.

E alla fine, l'amore per i cavalli si è trasformato in passione per il mondo dell'Ippica e degli sport a cavallo. Come si è avvicinato a questo mondo?

Devo dire che ho sempre seguito in televisione le gare di Ippica,  ma è stato il mio amico e collega giornalista Alberto Cagnato a portarmi per la prima volta all'Ippodromo di San Siro. Vissute da vicino, le corse dei cavalli sono naturalmente ancora più spettacolari. Poi il “Capitano” dell'Ippica Italiana Ermanno Mori, mi ha regalato due cavalli trottatori provenienti dal suo prestigioso allevamento di Civitanova Marche. Uno di questi, Rifeb, è ancora vivo e – come succedeva con Miguel -  è sempre libero di andare e tornare dal suo box quando vuole. Insomma vive in perfetta libertà, come dovrebbe vivere un cavallo. Così, quasi per caso, è cominciata la mia avventura nell'ambiente dell'ippica. 

Un'avventura che continua ancora oggi con l'avvincente storia di “Libero Mercato”, un cavallo che gareggia per beneficenza. Può raccontarci come è nata questa esperienza?

Libero Mercato è un cavallo che il noto allevatore Pietro Somaini avrebbe dovuto regalare all'arcivescovo di Loreto Gianni Danzi.  Il desiderio di Mons. Danzi era quello di far gareggiare questo cavallo per devolvere il ricavato dei premi alle suore  dell'Istituto Nostra signora della Carità di Loreto, detto anche “Rifugio”, che ospita le ragazze madri che hanno rifiutato di abortire pur non potendo garantire un futuro ai propri figli. Purtroppo Mons. Danzi è scomparso improvvisamente per una grave malattia all'età di 67 anni e d'accordo con Somaini e con i fratelli Botti, i più grandi allevatori in Italia, ho deciso di valorizzare il cavallo, di chiamarlo Libero Mercato come l'inserto  economico del mio giornale e di compiere i voleri dell'amico arcivescovo. Il ricavato delle vincite del 2007, 25.000 euro solo nelle prime due gare disputate, è già stato interamente devoluto al “Rifugio” di Loreto. Adesso, dopo un 2008 difficile per diversi problemi di salute, Libero Mercato è pronto per ricominciare a gareggiare.

 

 

E lei direttore, oltre a possedere cavalli da corsa e ad essere stato Presidente della Società Milanese Corse Cavalli, proprietaria degli ippodromi di San Siro, ha mai provato a gareggiare?

Certamente. Ho provato a fare qualche corsa al trotto come gentleman driver. E' di una bellezza estasiante. Mi sarebbe piaciuto anche provare a gareggiare al galoppo, ma è difficile e faticoso. Come di estrema difficoltà è anche il Polo, sport che ho seguito e raccontato negli anni settanta per il “Corriere Illustrato”. Insomma, praticare un qualsiasi sport a cavallo – nonostante sia divertente - è davvero troppo impegnativo per me, che ormai non ho più né il fisico, né l'età, né il tempo libero necessario per allenarmi.

 

Quando si tratta di aiutare le associazioni animaliste però,  trova sempre e comunque il tempo e le risorse necessarie.  Ci racconti la storia dell'asinello Ugo: come è andata in quella circostanza?

L'asinello Ugo stava per essere soppresso nel 2006 e non ho saputo resistere all'appello dell'AIDAA, associazione che si occupa della difesa di animali e ambiente. Dopo averlo comprato, ho deciso di fare un insolito regalo di compleanno alla mia amica Michela Vittoria Brambilla, attuale sottosegretario al Turismo e grande amante degli animali.

 

Oltre a coltivare la passione per gli animali, cosa fa nel tempo libero Vittorio Feltri?

Diciamo che le mie giornate sono quasi completamente assorbite dalla direzione di “Libero”. Se le interessa inoltre, posso dirle che non vado mai in vacanza, perché per me la vacanza è solo un modo costoso per trasferire la noia da un luogo all'altro.

Ho viaggiato tanto in tutto il mondo, ma sempre e comunque per motivi di lavoro, spesso come inviato speciale del “Corriere della sera”.

 

Quindi sicuramente ha avuto modo di visitare e di scoprire anche il Lago Maggiore?

Sono stato spesso a Belgirate come inviato del “Corriere”, per raccontare i lavori dei congressi della Corrente di Base della Democrazia Cristiana di Marcora e Mattei, nata proprio a Belgirate nel 1953. Quindi conosco molto bene tutte le stupende località della sponda piemontese, nonché le meravigliose Isole Borromee. Sulla sponda lombarda ho un curioso aneddoto da raccontarvi: nel 1986 sono stato inviato a Luino dal “Corriere”, in occasione dei funerali del grande scrittore Piero Chiara. Contemporaneamente si svolgevano i funerali del padre del premio nobel Dario Fo, originario di Luino proprio come Chiara. Nella confusione, molti dei numerosissimi presenti, hanno seguito il corteo funebre sbagliato. Io sono stato l'unico, tra i giornalisti, a scegliere quello giusto e con un po' di fortuna ho portato a casa un ottimo resoconto battendo gli altri inviati concorrenti.

 

Ad ogni modo ho tanti ricordi piacevoli che mi legano al Lago Maggiore, anche se è da diversi anni che non vengo da quelle parti perché lavoro in redazione e - come vi dicevo - non vado mai in vacanza.

 

 

 

Visto che non riusciremo a convincerla a venirci a trovare fisicamente e che la nostra rivista è presente nelle location più lussuose di tutte le località di Lago Maggiore e Lago d'Orta, diciamo allora che simbolicamente è come se Vittorio Feltri con questa intervista si fosse concesso comunque un'indimenticabile vacanza sul nostro Lago!

Ecco diciamo così. Allora vi ringrazio per l'opportunità che mi concedete!  E anche  per le deliziose “Margheritine” di Stresa che mi avete regalato. La vostra rivista è molto interessante per scoprire le bellezze del Lago Maggiore, anche stando seduti dietro una scrivania.

 

Grazie per il complimento. Lake parla anche di Lusso e  - per concludere - non possiamo non chiederle cosa ne pensa Vittorio Feltri del Lusso e che cosa rappresenta oggi il Lusso per una persona di successo come lei.

Il lusso è senza dubbio un'esigenza della nostra esistenza. E' la necessità del superfluo che tutti gli esseri umani avvertono nella loro vita. E non trovo, in questa voglia di togliersi ogni tanto qualche piccola soddisfazione, nulla di disdicevole o di immorale. A meno che non diventi una mania o un'ossessione, non c'è niente di male nel raccogliere briciole di felicità, anche se non si troverà mai un punto di arrivo. Per quanto mi riguarda, tanto per cambiare, l'unico lusso che riesco a concedermi fin dai tempi  delle vacanze in Molise, riguarda quasi esclusivamente il mondo dei cavalli.

 

 

Carmelo Scopelliti

 

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