Maurizio Belpietro - Direttore di Libero
maurizio belpietro - futuro editoria - intervista - nuove tecnologie - giornalismo -
Maurizio Belpietro, i quotidiani d'opinione vivranno per sempre.
Quale sarà il futuro dell'editoria e del giornalismo nei prossimi decenni? Come cambierà il ruolo del giornalista di fronte all'avvento delle nuove tecnologie comunicative?
Lo abbiamo chiesto ad uno dei massimi esponenti italiani del settore, Maurizio Belpietro, conduttore televisivo e affermato giornalista politico, già direttore de "Il Giornale" e di "Panorama" e oggi successore di Vittorio Feltri alla guida del quotidiano "Libero".
Lake: Secondo una previsione del 2007 di Philip Meyer, studioso dell'editoria americana, l'ultima copia su carta del "New York Times" sarà acquistata nel 2043. L'editore del NYT Arthur Sulzberger jr. invece, si è addirittura chiesto se tra qualche anno il suo quotidiano sarà in edicola. Cosa ne pensa Maurizio Belpietro?
Anch'io sono stato dubbioso sul futuro dell'editoria, ma oggi l'orizzonte è molto più limpido. Credo che quando si parla alla fine dei quotidiani "di carta" non si possa stabilire con esattezza una data precisa. Di contro penso che anche i quotidiani "generalisti" non avranno una vita molto lunga e che il giornalismo d'opinione vivrà per sempre. Questo è il futuro del quotidiano cartaceo: darsi un'identità precisa è fondamentale per andare avanti con successo.
Lake: E per proseguire con successo, ormai non si può più snobbare il formato elettronico. In che modo avete risposto a questo cambiamento epocale?
Noi siamo stati i primi in Italia a pubblicare l'edizione per iPad e già viaggiamo verso quota 10mila abbonamenti. Ormai nessuno aspetta l'edizione del giornale del giorno dopo per sapere che cosa sia successo. Chi ha fame di notizie può riceverle praticamente in tempo reale. Quindi oltre a specializzarsi ormai bisogna anche essere competitivi e presenti su internet.
Lake: Come pensa cambierà il ruolo del giornalista?
L'avvento delle nuove tecnologie sarà sicuramente una grande opportunità per noi giornalisti, perchè ci consentirà di uscire dalla nostra stanzetta chiusa a chiave, di scendere dalla torre d'avorio sulla quale ci siamo sempre adagiati. Avremo sempre di più un rapporto non occasionale con il lettore, ma un rapporto diretto e costruttivo. Sapremo dove abita, come si chiama e che lavoro svolge e cosa ne pensa del nostro articolo e cosa avrebbe scritto lui al nostro posto.
Lake: E di questo scambio continuo di informazioni in tempo reale tra chi realizza il giornale e chi lo acquista, crede che potrà beneficiarne anche il sistema-editoria in generale?
Penso di sì. Il prodotto "giornale quotidiano" non sarà più un prodotto collettivo. L'editore non venderà l'intero giornale come oggi. Il lettore si abituerà così a comprare soltanto le notizie che gli interessano e quindi ogni giornalista avrà un riscontro immediato per il suo articolo, con commenti positivi e negativi. La maggior parte dei costi di stampa e distribuzione non esisteranno più e l'inserzionista pubblicitario potrà sponsorizzare un singolo articolo. Al centro di tutto rimarrà solo la notizia e l'autorevolezza di chi la fornisce.