Kledi Kadiu - Dancer

kledi kadiu - interview - danza - ballerino -

Kledi Kadiu, albanese di nascita e cittadino italiano dal 2008, ballerino, attore e ora anche scrittore. In quest’epoca caratterizzata dalla globalizzazione e dalla ricerca esasperata del successo facile, si sente più l’emblema vivente del “self made man” che è riuscito ad emergere grazie al talento e alla determinazione, oppure crede di poter rappresentare in maniera più limpida il simbolo di una difficile integrazione tra popoli e culture diverse?

Sicuramente per raggiungere un obiettivo bisogna faticare. La danza era il mio sogno, il mio punto di riferimento assieme alla mia famiglia. Ma nulla avviene per caso. La fortuna senza ombra di dubbio serve, ma per realizzare un sogno bisogna lottare. E se non ce la fai, l’importante è che tu abbia dato tutto per provarci. Il successo facile puo’ anche arrivare, ma nel 99% dei casi non dura. Il tema della difficile integrazione tra culture e popoli diversi è molto delicato. Ogni popolo ha la sua storia, il suo passato e la sua identità così che le differenze potrebbero sembrare tante e insormontabili. Vorrei quindi porre attenzione a tre aspetti che accomunano, e non dividono, come dialogo, comprensione e rispetto nella prospettiva di una “vera integrazione”. Non mi sento rappresentante di una categoria particolare. Credo che la mia integrazione nella società italiana sia il frutto di tanta umiltà, voglia di riuscire e fiducia nelle mie possibilità.

Il suo libro pubblicato da Mondadori all’inizio del 2009 si intitola “Meglio di una favola. La mia vita”. Sono passati ormai oltre quindici anni dal viaggio della speranza che ha sopportato insieme con altri suoi connazionali per arrivare in Italia a bordo della nave “Vlora“, approdata a Bari l’8 agosto del 1991. Per lei ballerino di belle speranze all’accademia di Tirana, costretto a fuggire dalla sua terra, come è stato il primo impatto con l’Italia?

L’impatto con il vostro paese è stato molto forte. Arrivavo da una realtà completamente diversa. È stata dura, specialmente all’inizio. Per fortuna poi le cose sono andate per il verso giusto. Il libro è stata un’esperienza unica. Ho raccontato dettagliatamente la mia vita ad uno dei miei migliori amici, Luca De Donno. Mi conosce troppo bene, fin dai tempi in cui lavoravamo insieme a “Buona Domenica”. Lui ha curato il libro, facendo ordine nel puzzle delle mie vicissitudini. Il risultato è stato, a mio parere, veramente bello. Ringrazio lui e la Mondadori per la splendida collaborazione.

I suoi primi esordi nella televisione italiana hanno portato alla ribalta un personaggio umile e trasparente, capace di far prevalere la sua straordinaria passione per la danza su qualsiasi desiderio di arrivismo. Ma quando ha capito veramente di essere riuscito a realizzare il suo sogno?

Dal “Quizzone” a “Buona Domenica”, passando per “C’è posta per te”, fino ad arrivare ad Amici, ho sempre cercato di essere me stesso, non un personaggio. Ho sempre odiato chi cambia camaleonticamente colore all’occorrenza. E forse la gente se ne è accorta. Ci tengo a ricordare però che gran parte del mio successo lo devo a Maria De Filippi. Non mi stancherò mai di ribadirlo. Avere delle chanches, in particolar modo in questo mondo, è difficilissimo. Lei ha creduto in me, spero di averle dimostrato che non si sbagliava.

Quando ho realmente capito che avevo realizzato il mio sogno?

Quando la mia famiglia mi chiamò al telefono in lacrime dopo “Passo a due”. 

Negli ultimi anni è arrivata la consacrazione definitiva di un Kledi Kadiu artista completo, attore di teatro e protagonista di fiction tv, protagonista di videoclip e promotore di scuole di danza in tutta Italia. In che modo la danza o le altre discipline artistiche possono svolgere un ruolo sociale di primaria importanza nei confronti dei giovani?

In un periodo storico dove valori come l’amicizia, la famiglia, l’amore, sembrano perdere sempre più importanza, trovo che le discipline artistiche, sportive e comunque di aggregazione e socializzazione siano fondamentali. Credo che in quest’era dominata dalla tecnologia si stia un po’ perdendo il reale senso del rapporto tra individuo e individuo.…

La nostra rivista si occupa principalmente di Lusso: cosa rappresenta per lei questo termine e in quali circostanze nella vita di tutti i giorni può avere a che fare con il Lusso?

Non amo il lusso, o meglio mi piace, come tutti, in alcune occasioni, ma non ne sono schiavo. Adoro le cose semplici e lo stare in casa. Magari con un bel dvd e la compagnia degli amici di sempre o della persona che amo.

Lake è legato al Lago Maggiore e al Lago d’Orta, due location incantevoli che potrebbero fare da scenario a qualsiasi rappresentazione teatrale di successo. È mai stato in vacanza sui nostri laghi? Ha mai visitato le Isole Borromee?

Ho partecipato a qualche stage di danza in zona, ma non ci sono mai andato in vacanza. Conto di andarci prestissimo, perchè mi hanno detto che si mangia e si beve molto bene.

 

 

 

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4° THE LUXURY DAY: 16 DICEMBRE 2009 - Highlights

The Luxury Day 16 Dicembre 2009 ore 20.00

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